scispace - formally typeset

Journal ArticleDOI

Demoni, streghe, gesuiti. Contributo a una contestualizzazione storica

30 Dec 2020-pp 155-170

Abstract: Il contributo vuole individuare le tracce del possibile problema storico dato dal rapporto fra la Compagnia di Gesu e la persecuzione della stregoneria tra la fine del XVI e il primo terzo del XVII secolo. La caccia alle streghe, infatti, risulta vistosamente assente dagli studi sulla Compagnia in eta moderna, nonostante la centralita di alcuni autori dell’ordine nella sistematizzazione di una teoria del maleficio, prima, e nella critica ai processi in una seconda fase. La produzione gesuitica in materia, da questo punto di vista, risulta disomogenea, e anzi marcata da una netta inversione di atteggiamento che si verifica nel corso di un paio di decenni; la proposta di chi scrive e che tale mutamento sia da attribuire all’emergere della teologia morale come disciplina a se, e al conseguente tentativo di ascrivere alla confessione un monopolio sulla conoscenza del foro interno degli imputati, e dunque dell’attendibilita o meno delle accuse di maleficio, rispetto alla prassi giudiziaria.

Content maybe subject to copyright    Report

23/2/2021 Demoni, streghe, gesuiti. Contributo a unacontestualizzazione storica
https://journals.openedition.org/mefrim/7127 1/19
Mélanges de l’École
française de Rome - Italie
et Méditerranée modernes
et contemporaines
132-1|2020 :
Le « jour d’après » : comment s’établit une nouvelle domination - Pour une histoire
de la théologie dans la compagnie de Jésus - Varia
Pour une histoire de la théologie dans la compagnie de Jésus
Demoni, streghe, gesuiti.
Contributo a
una contestualizzazione storica
FRANCO MOTTA
p. 155-170
https://doi.org/10.4000/mefrim.7127
Résumés
Italiano English
Il contributo vuole individuare le tracce del possibile problema storico dato dal rapporto fra la
Compagnia di Gesù e la persecuzione della stregoneria tra la fine del XVI e il primo terzo del
XVII secolo. La caccia alle streghe, infatti, risulta vistosamente assente dagli studi sulla
Compagnia in età moderna, nonostante la centralità di alcuni autori dell’ordine nella
sistematizzazione di una teoria del maleficio, prima, e nella critica ai processi in una seconda fase.
La produzione gesuitica in materia, da questo punto di vista, risulta disomogenea, e anzi marcata
da una netta inversione di atteggiamento che si verifica nel corso di un paio di decenni; la
proposta di chi scrive è che tale mutamento sia da attribuire all’emergere della teologia morale
come disciplina a sé, e al conseguente tentativo di ascrivere alla confessione un monopolio sulla
conoscenza del foro interno degli imputati, e dunque dell’attendibilità o meno delle accuse di
maleficio, rispetto alla prassi giudiziaria.
The Jesuits and witches. An absent problem? The contribution retraces the historical problem of
the relationship between the Society of Jesus and the persecution of witchcraft from the end of
the 16th to the first third of the 17
th
century. The witch hunt, in fact, is conspicuously absent from
studies on the Society in modern times, despite the centrality of some authors of the order, first,
in the systematization of a theory of witchcraft, and, then, in the criticism of trials in a second
time. From this point of view, the Jesuit production on the subject is uneven, and indeed

23/2/2021 Demoni, streghe, gesuiti. Contributo a unacontestualizzazione storica
https://journals.openedition.org/mefrim/7127 2/19
characterized by a clear reversal of attitude that occurs over the course of a couple of decades; the
paper argues that this change has connections with the emergence of moral theology as a
discipline in itself, and the consequent attempt to ascribe to confession a monopoly of judgment,
in the forum internum, of reliability of the accusations of witchcraft, to the detriment of judicial
practice.
Entrées d’index
Keywords : Witchcraft, Juan Maldonado, Martín Delrio, Adam Tanner, Friedrich Spee, Gregorio
di Valencia, Paul Laymann, Hermann Busenbaum, Criminal procedure
Parole chiave : stregoneria, Juan Maldonado, Martín Delrio, Adam Tanner, Friedrich Spee,
Gregório de Valencia, Paul Laymann, Hermann Busenbaum, procedura penale
Texte intégral
I gesuiti e le streghe: un problema
assente?
Di tutti i fenomeni che hanno incrociato la storia dell’antica Compagnia di Gesù
quello della stregoneria appare notevolmente lontano, se non proprio assente,
dall’affollato orizzonte storiografico attuale.
1
È un particolare che mi sembra meriti di
essere notato, visto che non pochi all’interno dell’ordine vi si confrontarono fra Cinque e
Settecento, tanto nella loro produzione intellettuale quanto nella prassi pastorale.
Pensiamo solo al fatto che la grande polemica che nel secolo dei Lumi chiuse il sipario
sulla realtà delle streghe e del volo notturno (non l’ultima, ma probabilmente quella con
la maggiore risonanza europea), vale a dire quella suscitata dal Congresso notturno
delle lammie di Girolamo Tartarotti, ebbe esordio dall’apologia dei processi per
maleficio pronunciata nel 1749 dal padre Georg Gaar durante il rogo del corpo di Maria
Renata Singer, decapitata a Würzburg per rapporti sessuali con il demonio.
2
1
A questo, più ancora, dobbiamo aggiungere che furono proprio due gesuiti a stabilire
il quadro teorico dei due opposti orientamenti verso il crimine di maleficio che
dominarono il secolo delle streghe, il Seicento: mi riferisco naturalmente a Martin
Delrío, che con le sue Disquisitiones magicae (I ed. 1599-1600) diede vita alla maggiore
opera di sintesi della demonologia moderna, e a Friedrich Spee, autore dell’anonima
Cautio criminalis (1631) che costituì invece all’epoca la più articolata critica alla
procedura giudiziaria contro le streghe.
3
2
A un trentennio di distanza l’uno dall’altro, con opere che conobbero vasta fortuna di
ristampe fino a metà Settecento, Delrío e Spee elaborarono con ricchezza e dettaglio di
argomentazioni due tesi contrarie in merito alla realtà del sabba, all’uso della tortura
negli interrogatori e all’affidabilità delle confessioni degli imputati di stregoneria, senza
che l’una l’altra delle loro posizioni sia stata ufficialmente adottata della
Compagnia né abbia visto un organico coinvolgimento dei suoi teologi.
3
Delrío è stato generalmente ricordato con un certo imbarazzo dalla storiografia
dell’ordine, e comunque occorre ricordare che il suo ingresso nella Compagnia, nel
1580, fu piuttosto tardo, e seguì una precoce carriera giuridica di esperto di diritto
presso il Consiglio del Brabante. Segnalo inoltre, per quanto sia un dato di peso solo
relativo, che non ho trovato pareri sulle Disquisitiones tra le Censurae librorum, sul
tema della stregoneria tra le Censurae opinionum conservate presso l’Archivum
Romanum Societatis Iesu (Arsi), l’archivio centrale dell’ordine. Per quanto riguarda la
Cautio criminalis, essa andò in stampa senza alcun imprimatur di Roma, in ragione
dell’anonimato; già a pochi mesi dalla pubblicazione, tuttavia, l’identità dell’autore era
nota tra i padri della provincia renana, dove risiedeva Spee, che nel collegio di Colonia si
vide minacciato di una denuncia all’Indice e addirittura dell’espulsione dalla
Compagnia; solo l’intervento deciso del provinciale Goswin Nickel, con l’appoggio del
generale Vitelleschi, gli evitò provvedimenti punitivi.
4
4

23/2/2021 Demoni, streghe, gesuiti. Contributo a unacontestualizzazione storica
https://journals.openedition.org/mefrim/7127 3/19
In tutto questo, la relazione fra la Compagna di Gesù e la caccia alle streghe resta un
tema poco esplorato, almeno nella storiografia recente. La cosa, da un lato, si rende
abbastanza comprensibile se consideriamo il fatto che i gesuiti non facevano parte del
personale dell’Inquisizione, quantomeno al livello dei tribunali diffusi sul territorio;
inoltre, più in generale, va ricordato che nelle regioni più colpite dalla persecuzione
Sacro romano impero, Isole britanniche, Francia orientale, arco alpinol’iniziativa dei
processi restò in massima parte affidata a corti laiche.
5
È vero, però, che la vastissima letteratura storica sulla stregoneria, nell’analisi dei
contesti sociali e culturali nei quali divampò la grande caccia della prima età moderna
(collocabile grosso modo fra l’ultimo ventennio del XVI e la metà del XVIIsecolo), tende
a sottolineare l’importanza di due fattori: il conflitto confessionale e il disciplinamento
religioso, che instaurarono nuove modalità di relazione fra ceti dirigenti e ceti subalterni
il caso, ad esempio, delle letture di Robert Muchembled ed Erik Midelfort), e il
processo di costruzione dello Stato moderno, che nel diritto penale e in particolare nella
risistemazione della gerarchia giudiziaria tra centro e periferia trovò uno dei suoi assi
primari (rinvio, fra gli altri, ai lavori di Brian Levack, Wolfgang Behringer e Rita
Voltmer).
5
In altri termini, stiamo parlando di Controriforma, confessionalizzazione,
consolidamento degli apparati sovrani e teoria del diritto, altrettanti settori nei quali i
gesuiti non sono propriamente degli sconosciuti.
6
In realtà, la corposa presenza dei gesuiti all’interno della variegata ed eterogenea
galleria dei protagonisti dei processi alle streghe, almeno per quanto riguarda la
Germania cattolica – che resta comunque di gran lunga il centro di gravità del
fenomeno–, è stata oggetto di attenzione da parte della storiografia che precede quella
citata fino ad ora. Hugh Trevor-Roper, in primo luogo, indicò a suo tempo in Peter
Thyraeus, docente al collegio di Magonza e consigliere del principe-vescovo della città,
in Georg Schorich, predicatore di corte nel Baden, in Gregório de Valencia, teologo di
punta dell’università di Ingolstadt, in Jeremias Drexel, predicatore presso la corte
bavarese, in Martín Delrío, e nientemeno che in san Pietro Canisio, l’«apostolo della
Germania», i più autorevoli fautori dei processi nelle aree sudoccidentali dell’impero.
6
Risalendo poi di oltre un secolo troviamo che nel 1900 il padre Bernard Duhr, pochi
anni prima di dare mano alla sua storia dei gesuiti nei paesi di lingua tedesca, produsse
una documentatissima sintesi proprio sull’argomento di cui stiamo parlando. Die
Stellung der Jesuiten in der deutschen Hexenprozessen si poneva l’obiettivo di stilare
un resoconto imparziale del coinvolgimento della Compagnia nella questione della
caccia alle streghe in Germania, dichiarando esplicitamente di voler evitare tanto
l’apologia quanto la leggenda nera dei roghi della Controriforma, e citando l’indirizzo di
Leone XIII agli storici cattolici (1883), nel quale, riprendendo Cicerone, il papa aveva
esortato a «non osare dire il falso, non temere di dire il vero».
7
7
Il tema, insomma, all’alba del secolo scorso non era soltanto all’attenzione, ma
conservava in Germania un forte valore polemico. La prima monografia storica sui
processi alle streghe, la Geschichte der Hexenprozesse di Wilhelm Soldan e Gottfried
Heppe, del 1843, nel suo secondo volume aveva dedicato ampio spazio al ruolo dei
gesuiti tedeschi nel fomentare la superstizione popolare che aveva condotto ai processi.
8
Dopo l’unità, poi, nel clima del Kulturkampf, l’associazione fra superstizione,
persecuzione religiosa e cospirazione gesuitica era diventata per la classe dirigente
protestante del Reich la bandiera del nemico da battere per l’emancipazione ideologica
nazionale.
9
8
L’impegno di Duhr al riguardo, peraltro, non si concluse con quel contributo. Nel
1907 e 1913, nei primi due volumi sulla storia della Compagnia in Germania, l’autore
dedicò parecchie altre pagine al tema, con l’apporto di materiali parzialmente nuovi:
pagine in cui, prima di concludere con le figure eroiche della lotta contro i processi
Spee, appunto, e il suo principale ispiratore, il padre Adam Tanner– Duhr ripercorreva
una corposa tradizione demonologica favorevole alla caccia nella quale trovavano posto
figure di spicco della teologia e della retorica sacra come appunto Valencia, Jakob
9

23/2/2021 Demoni, streghe, gesuiti. Contributo a unacontestualizzazione storica
https://journals.openedition.org/mefrim/7127 4/19
Centro e periferia nella lotta al demonio
Gretser, Drexel, o il padre Peter Thyraeus, il primo studioso sistematico delle
apparizioni di spettri, in un contesto generale fatto di coinvolgimento in fenomeni di
possessione collettiva e della diffusa credenza popolare che dietro le pareti delle
residenze della Compagnia si compissero abitualmente riti magici e sortilegi.
10
Visti in
questa luce, insomma, i gesuiti tedeschi del tardo Cinquecento –una sorta di cenacolo
di occultisti che pareva fatto apposta per la penna di Edgar Allan Poe apparivano
pienamente inseriti nel tessuto culturale in cui erano prosperati i processi.
Un ventennio dopo, richiamandosi a Duhr, nella voce Hexenwahn del suo Jesuiten-
Lexikon il padre Koch ribadiva questo orientamento della Compagnia in Germania, ma
curava anche di segnalare la generale diffidenza verso i casi di possessione ed esorcismo
mostrata dai vertici romani dell’ordine negli anni di Laynez e Borgia, che avevano
ammonito Canisio per l’eccessiva inclinazione a trovare ovunque la presenza del
demonio; e tuttavia Koch non poteva negare l’influenza sui principi cattolici dell’impero,
nelle fasi più virulente delle persecuzioni, dei loro consiglieri e direttori spirituali
gesuiti. «Quella fra la credenza nelle streghe e i gesuiti è un‘associazione di idee
certamente strana, ma storicamente fondata»: nessuna presa di posizione ufficiale da
parte dei generali nella questione dei processi, ma una sorta di implicita libertas
opinionum nella quale la distinzione tra scettici e persecutori sembrava seguire più
un’appartenenza culturale che non religiosa.
11
10
Un punto fermo, secondo Koch, era che in nessun caso le accuse di stregoneria erano
state usate dai gesuiti per colpire gli eretici durante le campagne di ricattolicizzazione:
«Gli accusati erano quasi sempre cattolici».
12
L’impegno dei gesuiti nelle persecuzioni,
in altri termini, era un dato storico, ma non si presentava con sistematicità, e
soprattutto non era legato alla polemica confessionale: un’affermazione, quest’ultima,
che la letteratura più recente sulle persecuzioni mostra non essere più sostenibile.
11
La ricca messe di documenti presentata da Duhr è stata ripresa dalla storiografia
tedesca sulla caccia alle streghe, che nell’ultimo ventennio ha conosciuto significativi
sviluppi soprattutto nella direzione della ricostruzione della dialettica fra magistrature
locali e tribunali sovrani (quali ad esempio il Reichskammergericht e le corti centrali
dei territori ereditari austriaci) e dello sforzo impiegato ai fini della creazione di un
diritto specifico per i crimina excepta, i crimini eccezionali fra i quali la stregoneria
compariva al primo posto, negli anni a cavallo tra il Cinque e il Seicento. In questa area
d’interesse la presenza dei gesuiti, pur non aggregandosi in alcuna strategia organica in
materia di processi per maleficio, prefigurando un coinvolgimento diretto del centro
romano, appare fitta, continua ed estesa ad almeno due-tre generazioni.
12
Prima di tutto va detto che la maggior parte dei processi nell’area tedesca (il 77% nella
regione del Palatinato, ad esempio, secondo le stime di Eva Labouvie)
13
ha luogo in
territori cattolici, e in primo luogo nei tre elettorati ecclesiastici di Colonia, Treviri e
Magonza e nei principati vescovili della Franconia e della Baviera, come Bamberga,
Eichstätt, Würzburg, Ellwangen, Mergentheim, Fulda.
13
Qui sono attivi, nel primo quarto del XVII secolo, i cosiddetti Hexenbischöfe, i
‘vescovi delle streghe’ le cui responsabilità assommano a migliaia di condanne a morte.
Caratteristica di tutte queste formazioni politiche è di essere centri propulsori della
Controriforma tedesca, di contare su apparati burocratici assai più deboli rispetto ai
vicini maggiori come il ducato di Baviera e gli elettorati di Sassonia e del Brandeburgo, e
infine di essere roccheforti della Compagnia di Gesù, sia presso le corti che nelle
missioni sul territorio. Si delinea insomma una geografia politica del patto con il diavolo
per la cui ricostruzione sarebbe assai utile uno studio specifico della corrispondenza
dell’assistenza di Germania.
14
Un caso particolarmente interessante è quello di Treviri, che con le sue centinaia di
roghi di streghe fra il 1585 e il 1590 circa costituisce il paradigma per la ripresa in
grande stile della caccia entro i confini dell’impero nel tardo Cinquecento. La svolta
repressiva, va notato, prende corpo sotto il governo del vescovo ausiliario della città,
15

23/2/2021 Demoni, streghe, gesuiti. Contributo a unacontestualizzazione storica
https://journals.openedition.org/mefrim/7127 5/19
Peter Binsfeld, già allievo dei gesuiti al Germanicum di Roma e autore di un Tractatus
de confessionibus maleficorum et sagarum (1589) che, con il suo ricco materiale tratto
dalle deposizioni dei processi recenti, diventa un punto di riferimento nella procedura
giudiziaria tedesca sul maleficio.
14
A Treviri nel 1585-87 il collegio della Compagnia diventa uno dei centri di
irradiazione dei processi, anche grazie alla presenza di un bambino che sostiene di avere
partecipato al sabba e di avervi sentito che il demonio trama per la distruzione dei
gesuiti, e che in virtù delle sue testimonianze porta alla messa in stato d’accusa di
numerose streghe e stregoni. In questo caso, le ripetute raccomandazioni di Acquaviva
sono per l’abbandono dell’impegno diretto nei processi e per l’impiego di mezzi
spirituali contro il sortilegio.
15
16
Un’analoga freddezza al riguardo, del resto, si ritrova un ventennio prima, nel 1563,
nella risposta di Laynez a Pietro Canisio, allorché questi segnala la presenza delle
streghe come uno dei problemi più urgenti per la Germania, e di nuovo nel ’70, quando
Borgia ingiunge allo stesso Canisio, attraverso il provinciale Hoffaeus, di non perdere
tempo con i numerosi casi di possessione demoniaca nella città di Augusta.
16
17
Il caso della possessione e dell’esorcismo nell’orizzonte della Compagnia di Gesù è un
tema a sé, che solo parzialmente incrocia quello della stregoneria se non perché rinvia a
tensioni sociali e psicologiche analoghe. E in ogni caso, gli esempi fatti sopra non
completano di per un quadro definitivo di una teoria gesuitica del demonio, o di una
specifica pratica gesuitica dell’esorcismo.
18
Va detto, in primo luogo, che il rapporto fra possessione e maleficio, che si esplicita
nella possibilità che una strega induca i demoni a penetrare nel corpo di un essere
umano, è confermato e provato in via teorica da un’autorevolissima opera teologica
espressamente dedicata alla possessione, il De daemoniacis del già citato padre
Thyreaus (laddove tale eventualità era stata rigorosamente esclusa, una trentina d’anni
prima, dal De praestigiis daemonum di Johann Weyer, uno fra i grandi scettici in
materia di streghe e volo notturno).
17
Opera che, peraltro, arrivò esattamente a coronare
un climax ascendente di casi di possessione e di processi per stregoneria nei territori di
lingua tedesca che sembrerebbe confermare una significativa correlazione tra i due
fenomeni.
18
19
In un’altra area geografica, quella francese, abbiamo inoltre suggestioni analoghe:
non soltanto quella più celebre dei diavoli di Loudun e del supplizio di Urbain Grandier
nel 1634, ma anche il primo grande processo per maleficio nella Francia del XVIIsecolo,
che portò all’esecuzione di Louis Gaufridy nel 1611 con l’accusa di avere provocato la
possessione delle orsoline di Aix-en-Provence.
19
20
Un tale rapporto causale tra maleficio e possessione demoniaca non è una costante,
tuttavia, anzi è in buona parte assente da altre aree d’Europa, come quelle
mediterranee. E anche per quanto riguarda i gesuiti abbiamo casi significativi di una
tale assenza di parallelismi: così a Lucerna a partire dagli anni Sessanta e in Inghilterra
negli anni Ottanta del XVI secolo, dove la Compagnia conduce vaste campagne di
liberazione di indemoniati ma al tempo stesso conserva un’attitudine scettica nei
confronti dei processi per maleficio; o nel corso della ricattolicizzazione della Slovacchia
negli anni Quaranta del Seicento, distinta da un’intensa presenza di gesuiti attivi
nell’esorcismo ma priva di alcun importante fenomeno di caccia alle streghe.
20
21
Anche la cautela verso l’impegno negli esorcismi mostrata da Laynez, Borgia e
Acquaviva nella loro corrispondenza con la Germania non sembra prefigurare una
tendenza generale all’interno dell’ordine: al contrario, già dalla fine del Cinquecento e
fino almeno alla metà del secolo successivo l’uso dell’esorcismo come terapia spirituale
e strumento di conversione e propaganda religiosa diventa una vera e propria specialità
gesuitica, soprattutto nei territori protestanti. Così nelle Province Unite, in chiave prima
antiprotestante e successivamente antigiansenista, e, come ho segnalato, in Inghilterra,
dove le case dei recusants sono teatro di vasti esorcismi collettivi che si concludono con
conversioni e guarigioni miracolose.
21
22

References
More filters

Journal ArticleDOI
Michael B. Gross1Institutions (1)
Abstract: In February 1872, little more than a year after the founding of the new Reich, the National Zeitung, a leading National-Liberal newspaper, argued that Germans could no longer accept suppression at the Catholic Church. The German, the paper explained, will not tolerate a spirit that comes from Rome either among his people or in any of his churches. He does not want clerical rule and Volksverdummung. He wants, rather, enlightemnent, honest conscience [ehrlidzes Gewissen], and work.Attaining a new, as yet never achieved level of moral freedom, a morality arising from the people [eine volkstumliche Sittlichkeit] that is shared by Germany's churches and confessions, that is the task for this founding period of the new Reich.

11 citations


Journal ArticleDOI
Hans de Waardt1Institutions (1)
01 Jul 2009-History
Abstract: In the 1570s the structure of the Catholic Church had collapsed in the Dutch Republic, but soon after 1580 a process of reconstruction set in. At first exorcism and other types of faith healing were deployed by both secular and regular Catholic clergy. In time the secular clergy became less willing to respond to requests for this type of assistance. The regular clergy and particularly the Jesuits continued, however, to render this service just as frequently as before. The Jesuits did this in order to convert Protestants but after 1650 the secular clergy came to replace the Protestants as their main opponent. In the eyes of the Jesuits many secular priests were Jansenists and the production of miracles was now largely intended to increase support for the Jesuits among lay Catholics. In 1703 this conflict resulted in a schism in the Dutch Catholic Church.

3 citations


Journal ArticleDOI
Andreas Blank1Institutions (1)
Abstract: How should a legal system deal with crimes that are perceived as threatening the very existence of a state and the security of its citizens? Obviously, such crimes pose problems concerning suitable...

2 citations