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Il costo sociale del morbillo in età pediatrica. L’epidemia a Palermo nel 1996–97

01 Sep 1999-PharmacoEconomics. Italian research articles (Springer International Publishing)-Vol. 1, Iss: 1, pp 17-33

TL;DR: The demographic and economic data obtained highlights not only the social and economic impact of the epidemic, but also provides relevant information useful for cost-effectiveness analysis.

AbstractObjective To determine the direct and indirect costs associated with a measles epidemic occurring between September 1996 and August 1997 in Palermo (Italy) in paediatric-aged patients.

Summary (1 min read)

5 Istituto Malattie Infettive, Università degli Studi, Palermo

  • To determine the direct and indirect costs associated with a measles epidemic occurring between September 1996 and August 1997 in Palermo in paediatric-aged patients.
  • Senza l’Expanded Programme on Immunization (EPI), lanciato nel 1974 dalla World Health Organization (WHO), si stima che ci sarebbero circa 3,2 milioni di decessi ogni anno, dovuti a morbillo, pertosse e tetano neonatale; tuttavia, malgrado l’EPI, queste tre malattie continuano a provocare ogni anno 1,7 milioni di morti. [2].

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Il costo sociale del morbillo in età
pediatrica. L’epidemia a Palermo
nel 1996-97*
C. Lucioni,
1
S. Ciriminna,
2
P. Di Carlo,
3
S. Mazzi,
1
G. Serra
4
e L. Titone
5
1
Istituto di Economia Sanitaria, Milano
2
Ispettorato Sanitario Regione Sicilia, Palermo
3
Divisione Malattie Infettive, Ospedali Riuniti, Reggio Calabria
4
Unità di Farmacoeconomia, SmithKline Beecham Italia
5
Istituto Malattie Infettive, Università degli Studi, Palermo
Objective
To determine the direct and indirect costs associated with a measles epidemic occurring
between September 1996 and August 1997 in Palermo (Italy) in paediatric-aged patients.
Design
A total of 2,029 cases of measles in a paediatric patient population were identified from
a total of 38 paediatricians databases (24% of total). An extrapolation to the general
population was then performed to estimate a total of 9,059 cases. Patient information
obtained from the database such as patient age, risk factors, complications, vaccination
history, as well as caretakers profession were included in a questionnaire compiled for
each patient.
Setting
Inpatient and outpatient clinics in Palermo, Italy.
Patients and participants
Participants were paediatric-aged patients who had been diagnosed with measles. Included
in the study was a group of previously vaccinated patients (6%).
Main outcome measures and results
The average cost of care was 464.000 Italian lire (Lit.) per case with a total cost of Lit. 4,2
billion for the entire epidemic. The direct costs comprehended 46.6% (Lit. 217.000 per
case) of the total costs related to the measles epidemic and were subdivided according to
in-patient care (55.4%), paediatric outpatient visits (33.5%) and drugs (9.7%). The average
health-care cost associated to previously vaccinated patients (6%) was lower than for
non-vaccinated patients, Lit. 110.000 vs Lit. 223.000 per case, respectively.
Conclusion
The demographic and economic data obtained highlights not only the social and economic
impact of the epidemic, but also provides relevant information useful for cost-effectiveness
analysis.
Summary
PharmacoEconomics - Italian Research Articles 1 (1): 17-33,1999
1175-0669/99/0009-017/$08,50/0
© Adis International Limited. Tutti i diritti riservati.
* I peer reviewer per questo articolo sono stati coordinati da G. Fattore.

Lucioni et al.
© Adis International Limited. Tutti i diritti riservati. PharmacoEconomics - Italian Research Articles 1 (1), 1999
18
Introduzione
Le conseguenze delle malattie infettive costitui-
scono una minaccia costante e un onere economico
per la società, qualunque sia il suo grado di svilup-
po, tanto che nell’obiettivo di controllarle molti
Paesi hanno deciso di investire parti consistenti del
proprio bilancio sanitario.
[1]
Nel corso degli ultimi cinquant’anni sono stati
compiuti grandi passi avanti nel trattamento di un
gran numero di agenti infettivi, grazie all’impiego di
diversi principi attivi. Ma solo con l’immunizzazione
si è stati in grado di prevenire la morbilità e la morta-
lità associate ad alcune importanti malattie infettive.
Per avere un ordine di grandezza indicativo a livello
mondiale, basti pensare che fino a venti anni fa mori-
vano ogni anno di morbillo, tetano, pertosse, difteri-
te, tubercolosi o poliomielite circa cinque milioni di
bambini, e altri milioni rimanevano disabili perma-
nenti. Senza l’Expanded Programme on Immu-
nization (EPI), lanciato nel 1974 dalla World Health
Organization (WHO), si stima che ci sarebbero circa
3,2 milioni di decessi ogni anno, dovuti a morbillo,
pertosse e tetano neonatale; tuttavia, malgrado l’EPI,
queste tre malattie continuano a provocare ogni anno
1,7 milioni di morti.
[2]
Il morbillo è stato a lungo materia favorita di stu-
dio tra gli epidemiologi. Sull’incidenza di questa ma-
lattia esiste da tempo un’ampia documentazione, che
mette in luce la ricorrenza delle epidemie che si veri-
ficano persino ogni due anni anche in condizioni
endemiche quali quelle delle grandi comunità del-
l’Europa e del Nord America;
[3]
tanto che già più di
un secolo fa
[4]
era stata sollevata la questione delle
possibili origini di tale modello ciclico.
[5]
Tralasciando queste curiosità aneddotiche, oc-
corre fare attenzione a un persistente, diffuso malin-
teso a proposito del morbillo, cioè che si tratti di
una malattia infantile praticamente senza conse-
guenze.
[6]
In realtà, si tratta invece di una malattia
che può diventare grave, poiché di fatto comporta
frequenti complicanze, dall’infezione dell’appara-
to auricolare medio alla broncopolmonite.
[1]
Negli Stati Uniti, nel decennio precedente all’in-
troduzione del vaccino virale vivo attenuato (1963)
venivano notificati ogni anno ai Centers for Disease
Control (CDC) fra i 300.000 e gli 800.000 casi di
morbillo,
[7]
che comportavano polmonite nel 2,7%-
6,5% dei casi ed encefalite nello 0,1%. Il ricovero
ospedaliero era necessario nel 10,8%-21% di tutti i
pazienti.
[8,9]
Con la diffusione del vaccino, l’incidenza è sce-
sa a 75.000 casi all’anno, fino a un minimo di 1.497
casi nel 1983. Tuttavia, alla fine degli anni ’80 si è
assistito a una preoccupante ripresa, contrassegnata
da epidemie nonché da aumento dell’incidenza nei
giovani adulti: nella maggior parte dei casi la causa
appare essere l’incompleta immunizzazione delle
coorti infantili (mancato raggiungimento dei livel-
li protettivi di anticorpi o decadimento dei livelli
protettivi nel tempo).
[7-9]
Analogamente, si può apprezzare la scala degli
effetti devastanti che il morbillo comporta sulla sa-
lute infantile pensando che in Inghilterra e Galles,
nel 1967 (l’anno prima che prendesse avvio la fase
di immunizzazione di massa), erano stati notificati
460.407 casi.
[10]
Ogni 1.000 notifiche, si verificano
0,2 decessi, 10 ricoveri, 10 complicanze neurologi-
che e 40 respiratorie. Anche nei casi lievi non ospe-
dalizzati si osserva un notevole stato di depriva-
zione sia per il bambino che per la famiglia.
[11]
In Belgio, nel programma di sorveglianza del
morbillo, sono state riportate complicanze nel 15%
dei casi tra il 1982 e il 1990.
[12]
Si verifica approssi-
mativamente un caso di encefalite ogni 2.000 casi
notificati; i sopravvissuti subiscono spesso un dan-
no permanente al cervello e un ritardo mentale.
[13]
Uno studio
[14]
ha stimato che in Francia, senza l’ado-
zione del triplo vaccino (morbillo, parotite, rosolia)
nel corso di 25 anni si sarebbero verificati – per quanto
riguarda specificamente il morbillo – 9 milioni di casi,
2.000 encefaliti, 900 complicanze e 500 decessi.
In Italia, la vaccinazione contro il morbillo non è
obbligatoria. Per farsi un’idea quantitativa dell’at-
tuale consistenza della malattia può essere di aiuto
la tabella I, dove sono riportate alcune serie di dati
relativi alle notifiche dei casi di morbillo presenta-
te rispettivamente in Italia, in Sicilia, a Palermo e
provincia negli anni ’90.
I limiti che ai dati delle notifiche di malattie infetti-
ve in Italia derivano dal fenomeno della sottonotifica
sono noti; tuttavia, ipotizzando di tale fenomeno una

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Il costo sociale del morbillo in età pediatrica. L’epidemia a Palermo nel 1996-97
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certa uniformità di distribuzione nel tempo, la tabella
può essere indicativamente utilizzata.
In particolare, essa indica che nel 1996 il quo-
ziente medio di notifica per tutto il Paese è stato di
50,5 per 100.000 abitanti (corrispondente a un tas-
so di incidenza dello 0,5%, ovvero di un caso ogni
2.000 abitanti). Sempre in tutto il Paese, nel 1994 il
morbillo era distribuito approssimativamente per
metà tra la popolazione in età pediatrica (48% dei
casi nei soggetti fino a 14 anni di età) e per l’altra
metà in quella adulta (molto diversamente, come si
può vedere, da quanto è stato notificato a Palermo e
provincia nel 1997, dove il morbillo si è manifesta-
to quasi unicamente – cioè nel 96% dei casi – nella
popolazione pediatrica).
Si può vedere che gli andamenti nel tempo delle
tre serie sono discretamente correlati tra loro, per quan-
to si debba dare per scontata una certa disomogeneità
territoriale dell’epidemiologia. Le ricorrenze epide-
miche appaiono abbastanza delineate, con una ci-
clicità di circa quattro anni. Peraltro, in nessuna serie
è possibile verificare l’esistenza di una tendenza tem-
porale, per cui non si può affermare – su questa base
– se i casi sono in crescita o in diminuzione.
Un recente caso di epidemia
di morbillo in Italia
In una rassegna, per quanto non esaustiva, della
recente letteratura farmacoeconomica sul morbillo
non si trovano lavori sul costo sociale della malat-
tia come tale. Infatti, tutta la ricerca è ormai rivolta
alla valutazione economica della vaccinazione pre-
ventiva di massa
[10]
– eventualmente secondo parti-
colari strategie
[15]
– o dello screening,
[16]
o della
rivaccinazione selettiva in caso di epidemie.
[17,18]
Il case study oggetto del presente lavoro vuole
essere un contributo alla stima del costo sociale del
morbillo in Italia, stima quindi precedente alla va-
lutazione economica delle diverse strategie di con-
trasto. In linea generale, gli studi sui costi sociali
delle malattie promuovono la raccolta di una serie
di dati di base che possono poi essere utilizzati in
analisi economiche più avanzate, fondate – oltre
che sui dati di costo della strategia sanitaria da va-
lutare – sulla buona qualità dei dati relativi all’effi-
cacia delle risorse consumate. Quest’ultimo genere
di informazione è proprio quello che uno studio sul
costo sociale della malattia concorre a costruire, rap-
presentando quindi un’apprezzabile linea di par-
tenza per l’eventuale successiva valutazione delle
opportunità di intervento.
Nello specifico, lo studio si propone di analizza-
re alcuni risvolti economici di una recente epide-
mia di morbillo verificatasi a Palermo e provincia a
cavallo tra il 1996 e il 1997, in proporzioni quanto
meno paragonabili a quelle rilevate nella preceden-
te epidemia del 1991-92.
Si possono percepire le reali dimensioni del fe-
nomeno se si considera che tra il mese di settembre
1996 e quello di giugno 1997 si sono presentati al
Pronto Soccorso del Presidio Ospedaliero G. Di Cri-
stina (il più grosso polo pediatrico del capoluogo)
1.642 pazienti affetti da morbillo (in età media di 5-
6 anni), dei quali 558 sono stati ricoverati nello
stesso Ospedale, presso l’Istituto di Malattie Infetti-
ve dell’Università di Palermo. Di questi ultimi, il
72% presentava delle complicanze.
[19]
Tabella I. Notifiche di morbillo in Italia, in Sicilia e a Palermo dal 1991 al 1997
Anno 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997
Italia 24.184 64.784 16.283 5.945 37.036 28.976
di cui: fino a 14 anni
48% incidenza
0,5%
oltre i 14 anni
52%
Sicilia 749 8.797 157 53 589 4.979 5.600
Palermo 645 3.250 19 9 23 290 3.473
di cui: fino a 14 anni
96%
oltre 14 anni
4%
Fonte: Annuari Statistici ISTAT (per i dati relativi all’Italia) e dati della Regione Sicilia
[23]

Lucioni et al.
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Materiali e metodi
Il presente lavoro è una ricerca di carattere
empirico, basata cioè su dati appositamente rilevati
che riguardano le principali risorse impegnate nel-
l’epidemia di morbillo verificatasi a Palermo nel
1996-97.
Per la rilevazione dei dati è stato messo a punto
un questionario in forma di scheda, somministrato
nel corso di interviste rivolte a una parte dei pedia-
tri di base che esercitano a Palermo. Su ogni que-
stionario – uno per ciascun caso di morbillo – sono
state così raccolte, utilizzando i database professio-
nali (di tipo elettronico o cartaceo) dei pediatri in-
tervistati, alcune informazioni (tutte in forma rigo-
rosamente anonima) sia sul pediatra (USL e quartie-
re di localizzazione, numero di assistiti, casi di mor-
billo) sia sul singolo caso di malattia: ad esempio,
le risorse impegnate sul piano sanitario (farmaci,
ricoveri), nonché alcune informazioni di tipo clini-
co-epidemiologico (età del paziente, complicanze,
fattori di rischio) e socio-economico (stato occupa-
zionale della madre del paziente). Sono stati presi
in considerazione tutti i casi di malattia verificatisi
dal settembre 1996 all’agosto 1997. A rilevazioni
terminate (per un ammontare di 2.029 schede-que-
stionario), tutte le informazioni raccolte sono state
trasferite su un database Excel.
Sono stati coinvolti, su base volontaria, 38 dei
159 pediatri convenzionati esercitanti a Palermo –
vale a dire poco meno di un quarto (23,9%) del nu-
mero complessivo. Il numero dei loro assistiti
(31.565), cioè la popolazione campionata, corri-
sponde a circa il 22,4% dell’intera popolazione
pediatrica residente a Palermo (141.077 soggetti);
analizzando tale quota campionaria a livello delle
cinque USL della città esistenti nel 1996-97 si ha la
distribuzione territoriale mostrata nella tabella II.
Nel complesso, dunque, pur non trattandosi di
un campione formato su base rigorosamente casua-
le, e neppure stratificato con criterio davvero uni-
forme, la sua elevata numerosità unita all’assenza
di evidenti distorsioni lo rende accettabilmente rap-
presentativo in rapporto alle finalità conoscitive che
la ricerca si propone. Sulla base di queste conside-
razioni, in particolare, è parso corretto utilizzare la
quota campionaria generale (22,4%) per ricavare dal
suo reciproco il fattore di proiezione con cui espan-
dere i risultati dalla scala di grandezza del campio-
ne a quella della popolazione: applicando questo
fattore ai casi di morbillo rilevati nel campione sono
infatti stati stimati 9.059 casi di morbillo a livello
di tutta la popolazione pediatrica di Palermo città.
Si tratta comunque di una base empirica circo-
scritta alla popolazione in età pediatrica, residente
a Palermo. Della popolazione colpita in età adulta
questa ricerca non può dire nulla.
In ogni valutazione economica è cruciale la de-
finizione del punto di vista dell’analisi; nel presen-
te lavoro, trattandosi di uno studio sul costo sociale
della malattia, il punto di vista dell’analisi è quello
della società nel suo complesso.
In generale, le due componenti misurabili (sia
pure con diversi gradi di difficoltà) del costo socia-
le di una malattia sono i costi diretti e quelli indiret-
ti, cui essa dà luogo. I primi sono costituiti soprat-
tutto da quelli a carico del Servizio Sanitario Na-
zionale per la prevenzione, la diagnosi, il trattamento
della malattia stessa; essendo legati a prestazioni
effettivamente erogate, alle quali corrispondono
prezzi o tariffe ben precise, sono quelli relativamen-
te più facili da stimare. I costi indiretti (cioè il valo-
re economico del tempo perso a causa della malat-
tia) sono innanzitutto quelli dovuti alle perdite di
produzione del sistema economico causate dalla
morbilità e dalla mortalità nei soggetti attivi colpi-
ti; poiché non vi corrispondono esborsi monetari
veri e propri, è necessario ricorrere ad alcune stime
– ad esempio del costo di quel lavoro che non è
stato realizzato.
Tabella II. Distribuzione territoriale della quota campionaria
(Palermo)
USL Popolazione Popolazione Quota
pediatrica campionata campionaria
58 16.177 5.910 36,5%
59 26.210 5.730 21,9%
60 32.292 5.640 17,5%
61 31.414 7.430 23,7%
62 34.984 6.855 19,6%
Totale 141.077 31.565 22,4%
Fonte: Dati sulla popolazione pediatrica comunicati dall’Uni-
versità di Palermo

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Il costo sociale del morbillo in età pediatrica. L’epidemia a Palermo nel 1996-97
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Nel presente studio sono state calcolate quattro
voci di costi diretti e due di costi indiretti.
I costi diretti
La spesa farmaceutica
Per ciascun caso di morbillo, attraverso il que-
stionario è stato rilevato il consumo extraospe-
daliero (ovvero in regime ambulatoriale) di farma-
ci, specificati col nome del rispettivo principio atti-
vo; per ogni farmaco veniva inoltre riportato il nu-
mero di giorni durante i quali era stato somministra-
to al paziente (durata della terapia).
Conseguentemente, per i principi attivi menzio-
nati nei questionari si è provveduto a individuare le
relative specialità, nelle forme e confezioni usate in
pediatria, nonché le dosi giornaliere, definite se-
condo le diverse fasce di età dei pazienti. Nel calco-
lare il valore della spesa farmaceutica si è adottato
il prezzo pieno, cioè il prezzo al pubblico (ripreso
dall’aggiornamento a novembre 1997 dell’Informa-
tore Farmaceutico), che è il dato significativo quan-
do il costo viene valutato secondo il punto di vista
della società.
Per ciascun paziente, si è calcolato il costo del
consumo giornaliero del prodotto stesso sulla base
della dose giornaliera specifica per la sua età e del
costo del prodotto (riportato dalla confezione al-
l’unità posologica).
Il costo di tutta la terapia, infine, in linea genera-
le può essere calcolato adottando diversi criteri. Ad
esempio, si può ipotizzare un consumo totale di pro-
dotto direttamente proporzionale alla durata della
terapia, e quindi il costo totale si ottiene moltipli-
cando il costo giornaliero per il numero di giorni
della stessa; tale risultato si potrebbe indicare col
termine di “costo lineare”, per sottolineare la pro-
porzionalità continua, lineare, che corre tra la dura-
ta della terapia e il costo totale della stessa. Un se-
condo criterio – probabilmente più realistico, so-
prattutto in caso di formulazioni quali sciroppi e
sospensioni – ipotizza invece che la confezione del
prodotto, una volta aperta, anche se non completa-
mente utilizzata per la terapia, non verrebbe comun-
que più riutilizzata, per il contenuto residuo, in tempi
successivi; di conseguenza, il costo di tutta la tera-
pia diventa il costo di una confezione anche se que-
sta è superiore alla necessità: diventa il costo di due
confezioni se una non basta, ecc.; per contrappo-
sizione al primo, si potrebbe chiamare tale risultato
“costo a gradini”. È chiaro che anche con questo
secondo criterio di calcolo esiste in linea di princi-
pio una proporzionalità tra la durata della terapia e
il suo costo; tale proporzionalità è però discontinua,
il costo cresce non in progressione lineare ma per
salti, corrispondenti al costo unitario delle confe-
zioni via via utilizzate. Nel presente lavoro si è adot-
tato il secondo dei due criteri qui sopra proposti,
ritenuto più aderente alla realtà.
Una volta ricostruiti i costi di tutte le terapie
farmacologiche per tutti i pazienti, si è proceduto a
sintetizzare questa miriade di informazioni calcolan-
do i costi medi, dopo aver suddiviso i farmaci utiliz-
zati dai pazienti in quattro grandi categorie:
antipiretici e FANS; antibiotici orali; antibiotici
iniettabili; altri farmaci (mucolitici, antitosse, vita-
mine, ecc.). Per ciascuna di queste categorie si sareb-
bero potuti calcolare, in linea di massima, due tipi di
medie di costo: in uno suddividendo il costo com-
plessivo dei farmaci consumati su tutti i casi di mor-
billo, nell’altro solo sui pazienti che avevano effetti-
vamente consumato i farmaci. La differenza tra i due
tipi di medie dovrebbe essere chiara: il primo è quel-
lo proprio di un’ottica di costo sociale, poiché indica
che, al verificarsi di un’epidemia di morbillo, il costo
pro capite in antipiretici – o in antibiotici, ecc. – è
nel complesso di un certo importo, a prescindere dal
fatto che alcuni pazienti assumano i farmaci e altri
no. Il secondo tipo è invece più vicino a un punto di
vista individuale perché indica quanto costano me-
diamente i farmaci in rapporto al malato di morbillo
che li assume. Naturalmente, i due costi medi coinci-
dono a livello complessivo – cioè se moltiplicati per
il rispettivo numero di casi. Nei risultati del presente
lavoro è però stato riportato solo il primo tipo di co-
sto medio (cioè quello ottenuto suddividendo il co-
sto complessivo sulla generalità dei casi), in quanto
l’altro è apparso secondario rispetto all’obiettivo della
presente ricerca.
Per completare l’analisi della spesa farmaceutica
sono state calcolate anche alcune misure di variabi-
lità, cioè della maggiore o minore dispersione dei

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Journal ArticleDOI
23 Oct 2007-Vaccine
TL;DR: A study in Piemonte (Italy) to describe incidence, treatment, hospitalizations and costs of herpes zoster (HZ), in population over 14 years of age, and to provide background data for setting-up either mathematical models aimed to estimate the impact of vaccination on HZ, and the cost-benefit analyses of various preventive and therapeutic scenarios.
Abstract: In 2004, we conducted a study in Piemonte (Italy), in order to describe incidence, treatment, hospitalizations and costs of herpes zoster (HZ), in population over 14 years of age. Twenty-four regional general practitioners, with 26,394 patients >14 years in charge (0.71% of the regional population), reported prospectively all diagnosed HZ cases. In addition, all regional hospital discharge records were reviewed. Forty-six HZ cases treated at home were reported, accounting for a total incidence of 1.74 cases/1000 population >14 years per year. HZ rate standardized by age on regional population 14 years older is 1.59/1000. The cost per observed home case was 136.06 euros. The incidence of hospital admissions was 0.12/1000 inhabitants. The mean cost of hospitalized cases was 4082.59 euros. These results contribute to depict the impact of HZ in the general population, and to provide background data for setting-up either mathematical models aimed to estimate the impact of vaccination on HZ, and the cost-benefit analyses of various preventive and therapeutic scenarios.

49 citations


Journal ArticleDOI
TL;DR: It is suggested that routine ZVZ vaccination may be cost saving from both a societal and a health system perspective in the base case, and in the worst-case scenario of the sensitivity analysis, vaccination remains cost effective.
Abstract: Aim: To determine the economic impact (cost-benefit analysis) of childhood varicella vaccination, with the Oka/Merck varicella zoster virus vaccine live (Varivax®) in Italy. Methods: This analysis is based on an epidemiological model of varicella zoster virus (VZV) dynamics adapted to the Italian situation. Cost data (€, 2002 values) were collected through a literature review. Several vaccination scenarios were analysed: (i) routine vaccination programme for children aged 1–2 years with different levels of vaccination coverage (90%, 70% and 45%) without any catch-up programme; (ii) routine vaccination programme for children aged 1–2 years with different levels of vaccination coverage (90%, 70% and 45%) completed by a catch-up programme for 6-year-old children over the first 5 years of vaccine marketing; and (iii) routine vaccination programme for children aged 1–2 years with different levels of vaccination coverage (90%, 70% and 45%) completed by a catch-up programme during the first year of vaccine marketing for children aged 2–11 years. Perspectives: A societal perspective, including both direct and indirect costs, and a health-system perspective, limited to costs supported by Italian Health Authorities, were considered. Results: A routine vaccination programme has a clearly positive impact on chickenpox morbidity. Respectively, 68% and 57% of chickenpox-related hospitalisations and deaths could be prevented with a 90% coverage rate. With vaccination costs being more than offset by a reduction in chickenpox treatment costs in the base case, such a programme could also induce savings from both a societal and a health-system perspective (40% and 12% savings, respectively for a 90% coverage rate). A lower coverage rate reduces cost savings, but there is still a 9% decrease in overall societal costs for a 45% coverage rate. Although the reduction in total societal costs was robust to the sensitivity analyses performed, a slight uncertainty remains regarding cost reduction from a health-system perspective. However, in this latter perspective, even in the worst-case scenario of the sensitivity analysis, routine vaccination programmes may be cost effective, the worst-case scenario for cost parameters leading to cost per life-year gained of €2853. Catch-up programmes combined with routine vaccination should lead to further cost reductions from a societal perspective: 15% for a massive catch-up during the first year of vaccine marketing compared with toddlers’ vaccination alone, and 11% for a catch-up focused on 6-year-old children for a period of 5 years. However, the impact of catch-up programmes on the costs from an Italian health-system perspective remains close to zero (±1%). Conclusion: This model suggests, with its underlying assumptions and data, that routine ZVZ vaccination may be cost saving from both a societal and a health system perspective in the base case. In the worst-case scenario of the sensitivity analysis, vaccination remains cost effective.

45 citations


Journal ArticleDOI
09 Sep 2004-Vaccine
TL;DR: An economic evaluation was performed to assess five varicella vaccination scenarios targeted to 11-year-old Italian adolescents, and "both tests" and "anamnestic screening" were the most appealing options.
Abstract: An economic evaluation was performed to assess five varicella vaccination scenarios targeted to 11-year-old Italian adolescents. The scenarios were: "compulsory vaccination" of all adolescents, recommended vaccination of susceptible adolescents on the basis of an "anamnestic screening", a "blood test" or a combination of both ("both tests") and vaccination of adolescents in the private sector, at the parents' charge ("private vaccination"). Probabilities and unit costs were taken from published sources and experts opinion. The accuracy of the anamnestic screening (81.6% sensitivity and 87.3% specificity) was derived from a separate descriptive study among 344 Italian adolescents. The costs and benefits of each scenario were simulated using a Markov model and cost-effectiveness, budget-impact and cost-benefit analyses were conducted. Of all considered scenarios, "both tests" and "anamnestic screening" were the most appealing options with an estimated net direct cost of 5058 and 8929 per life-year gained (compared to no vaccination) versus 14,693-42,842 for the other scenarios. These two scenarios further resulted in substantial net savings for society (over 600,000 per cohort, BCR: 2.17). The need for a serological confirmation was highly dependent on the sensitivity of the anamnestic screening, which is believed to increase once such a program is launched. For practical considerations, "anamnestic screening" seems to be the most convenient option.

43 citations


Journal ArticleDOI
01 Oct 2003-Vaccine
TL;DR: The costs of measles and measles control in 11 industrialised countries with varying levels of measles vaccine coverage can be used to estimate potential savings that might accrue from changes to measles control programmes.
Abstract: The aim of this study is to estimate the costs of measles and measles control in 11 industrialised countries with varying levels of measles vaccine coverage. Country-specific annual incidence of measles, measles immunization policy, coverage and costs data were collected. The average societal costs of measles cases and immunisation programme per capita were calculated. These 11 countries spend together over US$ 151 million every year to treat and control measles. Per capita costs of measles control tend to be higher in countries with poorer measles control programmes (for instance, Italy has the highest incidence and highest overall costs), though many other factors, such as the number of antigens given per clinic visit and the local price of MMR also affect the efficiency of the programme. The costs estimates presented here can be used to estimate potential savings that might accrue from changes to measles control programmes.

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Journal ArticleDOI
TL;DR: Italian pharmacoeconomists are far from reaching any consensus on methods for evaluating indirect costs, and methods need to be standardized particularly with respect to the parameters used to quantify productive time lost in monetary terms.
Abstract: CESAV—Center for Health Economics AA Valenti, Mario Negri Institute for Pharmacological Research, Ranica, Italy Objectives: To investigate how indirect costs are evaluated in pharmacoeconomic studies in Italy and the attitude of Italian pharmacoeconomists toward indirect costs. Methods: A literature review was conducted, specifically focused on pharmacoeconomic studies including indirect costs carried out in Italy, and a suevey among Italian pharmacoeconomics experts. Results: Nineteen studies were available for review. Although the methods used to calculate the value of production loss due to morbidity were all based on the Human Capital Approach (HCA), there was a wide variability among studies in practical methods. The parameters used to value production losses varied widely too. Of the 25 survey responders, 20 considered it important to include indirect costs in pharmacoeconomic studies; 56% of those interviewed stated that health authorities should require indirect cost evaluations. Most of these experts would include indirect cost estimates in drug-pricing calculation. Conclusions: In Italy studies evaluating indirect costs are still only few, although there is evidence of an increase. Italian pharmacoeconomists are far from reaching any consensus on methods for evaluating these costs. Methods need to be standardized particularly with respect to the parameters used to quantify productive time lost in monetary terms.

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References
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TL;DR: Computer simulations show that the persistence of the biennial pattern of measles outbreaks implies that the vaccine is not being used uniformly throughout the population, for populations in which most members are vaccinated.
Abstract: London, W. P. (Mathematical Research Branch, National Institute of Arthritis, Metabolism, and Digestive Diseases, Bethesda, Md. 20014) and J. A. Yorke. Recurrent outbreaks of measles, chickenpox and mumps. I. Seasonal variation in contact rates. Am J Epidemiol 98:453-468, 1973. —Recurrent outbreaks of measles, chickenpox and mumps in cities are studied with a mathematical model of ordinary differential delay equations. For each calendar month a mean contact rate (fraction of susceptibles contacted per day by an infective) is estimated from the monthly reported cases over a 30to 35-year period. For each disease the mean monthly contact rate is 1.7 to 2 times higher in the winter months than in the summer months; the seasonal variation is attributed primarily to the gathering of children in school. Computer simulations that use the seasonally varying contact rates reproduce the observed pattern of undamped recurrent outbreaks: annual outbreaks of chickenpox and mumps and biennial outbreaks of measles. The two-year period of measles outbreaks is the signature of an endemic infectious disease that would exhaust itself and become nonendemic if there were a minor increase in infectivity or a decrease in the length of the incubation period. For populations in which most members are vaccinated, simulations show that the persistence of the biennial pattern of measles outbreaks implies that the vaccine is not being used uniformly throughout the population.

433 citations



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TL;DR: An age-structured epidemiologic model is investigated here, which also pays attention to the fact that children are promoted grade-wise into and out of school, and is shown to perform better than previous global mass-action models.
Abstract: An infection like measles does not spread uniformly in populations from Europe and North America. Of special importance is a pronounced age-dependency in the contact rates, because of increased infection transmission within schools. Therefore an age-structured epidemiologic model is investigated here, which also pays attention to the fact that children are promoted grade-wise into and out of school. Simulation results are contrasted with pre- and post-vaccination measles data from England and Wales and the model is shown to perform better than previous global mass-action models.

420 citations


Journal ArticleDOI
TL;DR: The theoretical results indicate that the advantages and disadvantages of a pulse strategy should be seriously examined in Israel and in countries with similar patterns of measles virus transmission.
Abstract: Although vaccines against measles have been routinely applied over a quarter of a century, measles is still persistent in Israel, with major epidemics roughly every 5 years. Recent serological analyses have shown that only 85% of Israelis aged 18 years have anti-measles IgG antibodies. Considering the high transmissibility of the virus and the high level of herd immunity required for disease eradication, the Israeli vaccination policy against measles is now being reevaluated. Motivated by theoretical studies of populations in perturbed environments, we examined the possibility of replacing the conventional cohort vaccination strategy by a pulse strategy--i.e., periodic vaccination of several age cohorts at the same time. Numerical studies of a deterministic age-structured model suggest that vaccination, which renders immunity to no more than 85% of the susceptible children aged 1-7 years, once every 5 years will suffice to prevent epidemics in Israel, where infection rate is highest amongst schoolchildren. The model suggests that by using such a strategy the density of susceptible individuals is always kept below the threshold above which recurrent epidemics will be maintained. Analysis of simpler, non-age-structured, models serves to clarify the basic properties of the proposed strategy. Our theoretical results indicate that the advantages and disadvantages of a pulse strategy should be seriously examined in Israel and in countries with similar patterns of measles virus transmission.

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Book
01 Jan 1859

89 citations


Frequently Asked Questions (1)
Q1. What are the contributions in "Il costo sociale del morbillo in età pediatrica. l’epidemia a palermo nel 1996-97*" ?

Included in the study was a group of previously vaccinated patients ( 6 % ). The demographic and economic data obtained highlights not only the social and economic impact of the epidemic, but also provides relevant information useful for cost-effectiveness analysis.